Il novantatré fu certo un anno terribile, pieno di crudeltà e sangue, ma non sono certo che fu come lo descrisse Hugo. Certo, suo padre combatté quella guerra, ma da che parte? Oltretutto di tanto in tanto spunta l'ombra del giustificazionismo storico, o di qualcosa di simile in nome del progresso, e pare che la provvidenza abbia voluto dar la vittoria agli azzurri perché erano nel giusto, almeno per quanto riguarda l'ideale, che pare qualcosa di buono e forte... Gli ideali dei realisti vandeani invece sembrano tali da muovere un contadino perché facenti leva su quello che è più suo, ossia il mondo della tradizione. Mi pare abbastanza ridicolo che in nome di una uguaglianza di tutti gli uomini si critichino i contadini, le loro superstizioni e consuetudini. Insomma, Hugo sembra aver ben chiaro tutto, ed aver formulato un giudizio perfetto ed inattaccabile su quello che fu, anche se non risparmia critiche alla repubblica, né elogi ai Vandeani. Stranamente però evita sempre di parlare con un minimo di passione di quelli che furono i grandi e i santi della Vandea: Cathelineau è nominato un paio di volte e La Rochejacquelaine, pur se citato abbastanza spesso, non è che un'ombra nella narrazione, qualcosa che sfugge appena si tenta di afferrarlo. Il Vandeano preso in esame è il marchese di Lantenac, crudele e terribile, che finadalla sua prima apparizione si mostra tremendamente spietato e duro. La figura che si oppone a costui, Gauvain, sembra spuntata invece da un mieloso libro di cavalleria cinquecentesco, un perfetto uomo e soldato, coraggioso e generoso. Insomma, se la scelta è fra Gauvain e Lantenac non si può che scegliere il primo e rifiutare il secondo, dato che oltretutto pare che entrambi si siano circondati di uomini della loro stessa specie.
Se Hugo avesse semplicemente voluto scrivere un saggio storico, lo avrei condannato e avrei messo il libro in uno degli scaffali alti della libreria, dove metto le cose che meno mi interessano; tuttavia non l'ho fatto, perché lo scrittore francese non era un semplice cronista, ma un artista, e quelli che ha rappresentato sono veri uomini, che da inflessibili possono diventare deboli oppure umanissimi; che da terrificanti demoni possono diventare angeli della salvezza. Bisogna ammettere che un terribile e pericoloso sentimentalismo si cela nella vicenda di alcuni dei protagonisti, perché, sempre per essere uomo del suo tempo, Hugo non ha potuto fare a meno di fare alla Natura madre e matrigna qualche concessione di troppo, tuttavia vale la pena di affrontare tutto questo per il mistero che si nasconde dentro ad ogni uomo

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